[1]PERCHE’
E’ NECESSARIO DONARE IL MIO SANGUE?
Donare il proprio sangue significa poter salvare vite umane.
Significa mettere a disposizione della collettività, degli altri,
uno strumento di insostituibile solidarietà umana. Donare sangue
è un atto volontario e non retribuito, che fa appello al nostro senso
civico di aiuto verso chi ne ha bisogno. In Italia non è stato ancora
raggiunto l'obiettivo dell'autosufficienza nazionale: esistono ancora profondi
squilibri tra le diverse regioni del nostro Paese nella raccolta del sangue.
Il divario fra la raccolta e il reale fabbisogno non trova compensazione,
ci si trova in uno stato di carenza e, pertanto, la donazione può
contribuire a sanare questo divario.
Nessuna struttura ospedaliera è in grado di assicurare alcuna terapia
trasfusionale senza la preventiva disponibilità dei donatori. Per
lo stesso motivo, la disponibilità del "bene sangue" non
dipende dal mercato, quindi non ha un prezzo economico. Per le ragioni esposte
in precedenza, lo Stato non può che affrontare il problema - e deve
farlo - con campagne di sensibilizzazione verso la popolazione, creando
gli strumenti normativi per garantire la massima sicurezza possibile e l'ottimizzazione
del sistema trasfusionale in tutte le sue articolazioni.
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[2]
DONARE SANGUE FA MALE?
Per un adulto sano che si sottopone regolarmente alle valutazioni di idoneità
la donazione non comporta alcun rischio. Esistono precise disposizioni
che regolano la raccolta del sangue: la quantità del sangue che
viene sottratta mediamente ad ogni prelievo è minima ed è
stabilita con Decreto ministeriale in 450 centimetri cubi, più
o meno il 10% del totale, e comunque in percentuale inferiore al 15%.
L'intervallo tra una donazione di sangue intero e l'altra non deve essere
inferiore a 90 giorni. La frequenza annua delle donazioni non deve essere
superiore a 4 nell'uomo e a 2 nelle donne in età fertile. I controlli
e le visite periodiche costituiscono inoltre medicina preventiva, a tutela
dello stato di salute generale del donatore.
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[3] DONARE SANGUE FA MALE ALLE DONNE
CHE SONO GIÀ SOGGETTE ALLA PERDITE DOVUTE AL CICLO MENSILE?
La donazione di sangue per le donne non ha alcuna controindicazione. Tuttavia
lo Stato, attraverso il Decreto ministeriale del 15 gennaio 1991 "Protocolli
per l'accertamento dell'idoneità del donatore di sangue ed emoderivati",
proprio in considerazione del problema rappresentato nella domanda, cautela
le donne imponendo un massimo di due donazioni l'anno. Donazioni che per
l'uomo salgono a quattro. Il monitoraggio costante dell'emoglobina, effettuata
preliminarmente ad ogni donazione, e del ferro, assicurano la tutela della
salute delle donatrici. Le stesse risultano essere particolarmente "adatte"
alla donazione di plasma in aferesi che non incide assolutamente sulla
parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine).
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[4] SUI DATI DA ME DICHIARATI
AL MOMENTO DELLA DONAZIONE, ANCHE NEL CORSO DEL COLLOQUIO CON IL MEDICO,
È GARANTITA LA MASSIMA RISERVATEZZA?
Assolutamente si. La massima discrezionalità e segretezza dai dati
dichiarati e dai risultati delle analisi vengono garantite dal segreto
medico e dalla legge sulla "Privacy" che individua le "figure"
responsabili e quindi anche perseguibili al trattamento dei dati in questione.
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[5] PERCHÉ È MEGLIO
CHE I DONATORI SIANO "PERIODICI"?
L'attività è finalizzata a promuovere una donazione "sicura"
del sangue e a rispondere efficacemente alle esigenze dei bisogni mirati
e quindi programmati dei Servizi trasfusionali, in funzione dell'obiettivo
della "sicurezza". Sono preferiti i donatori periodici, ovvero
donatori che ad intervalli regolari si recano presso le strutture trasfusionali
per donare il loro sangue. Persone che a differenza dei donatori occasionali,
sono molto controllate dal punto di vista medico, poiché vengono
costantemente sottoposte ad un'accurata visita e ad attenti controlli
sul loro sangue. Poiché la loro scelta di donare è libera,
non condizionata da altri fattori come quelli emozionali, risultano molto
più affidabili degli occasionali. Il ricorso ai donatori periodici
consente:
a. maggiore programmazione della raccolta del sangue;
b. possibile "conversione" dalla donazione tradizionale di sangue
intero a quella differenziata mediante aferesi;
c. gestione anche delle situazioni di urgenze - emergenze;
d. di effettuare educazione sanitaria.
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[6] IL MIO SANGUE È RARO;
PERCHÉ MAI DOVREI DONARLO AD ALTRI?
Donare il proprio sangue è un atto volontario e gratuito e rappresenta
una delle massime manifestazioni di solidarietà verso gli altri.
È un atto di estrema generosità che permette di salvare
la vita di altre persone. Proprio il fatto che il sangue sia raro implica
la necessità di metterlo a disposizione di altri individui che
potrebbero trovarsi in situazione di bisogno. Pensa di essere tu al loro
posto.
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[7] COS'È LA DONAZIONE DI
PLASMA?
Il sangue è composto per il 45% circa di cellule, la parte corpuscolata,
e per il 55% circa di plasma, la parte liquida. Le funzioni del plasma
sono numerose. Mantiene costante il volume di sangue circolante, dà
ai tessuti e alle cellule sostanze prevalentemente di tipo nutritivo e
di regolazione (ormoni, vitamine), raccoglie tutte le sostanze di rifiuto
derivanti dal metabolismo delle cellule e le elimina attraverso le reni
e il sudore, interviene nei processi di difesa immunologica e nelle coagulazioni.
Oggi è possibile effettuare una donazione mirata (aferesi); cioè
solo di alcuni componenti del sangue e, tra questi, il plasma. Nell'aferesi
(termine greco che significa l'atto del "portar via"), attraverso
l'uso di moderni apparecchi, i separatori cellulari, si ottiene dal sangue
del donatore soltanto quella componente ematica di cui si ha necessità
in quel particolare momento, restituendogli, contemporaneamente, i restanti
elementi. Ciascun separatore cellulare centrifuga o filtra istantaneamente
il sa ngue che defluisce da un braccio del donatore trattenendo il componente
ematico necessario e restituendogli il rimanente. Con il prelievo in aferesi
si ottengono concentrati cellulari o plasmatici più ricchi e quindi
più idonei per un'efficace terapia trasfusionale di supporto. Una
volta raccolto, il plasma viene conservato diversamente dal sangue intero
e dai concentrati di globuli rossi, essendo congelato (se a temperatura
inferiore a 30° centigradi, può essere utilizzato per un periodo
massimo di 12 mesi).
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[8] CHE COS'È L'AUTOTRASFUSIONE?
È una procedura trasfusionale che si realizza mediante predeposito,
recupero perioperatorio e postoperatorio. Il più utilizzato è
il predeposito che è una tecnica trasfusionale che consiste nel
prelevare il sangue da un donatore che sarà anche lo stesso ricevente,
allo scopo di compensare le perdite ematiche che si possono verificare
nel corso di interventi chirurgici programmati. In questa situazione si
provvede al prelievo di unità di sangue dal paziente, in fasi successive,
fino a raggiungere la quantità prevedibilmente necessaria, alcuni
giorni prima dell'intervento in modo da consentirne l'eventuale utilizzo.
Il sangue così ottenuto viene conservato secondo le metodiche tradizionali
e quindi restituito, in caso di necessità, durante l'operazione.
I principali vantaggi dell'autotrasfusione consistono nell'eliminazione
delle reazioni di incompatibilità e del rischio di trasmissione
di malattie infettive; nella riduzione del rischio di immunizzazione da
antigeni diversi, con possibili manifestazioni a dis tanza; nel considerevole
risparmio di sangue che è possibile conseguire, soprattutto per
quanto riguarda i gruppi più rari.
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[9] OGNI ANNO SENTO
PARLARE DI CARENZA ESTIVA, MA NON CI PENSANO I DONATORI?
La carenza di sangue nei mesi estivi è purtroppo un dato di fatto,
per cui storicamente in Italia in questi mesi, ma ora anche nel corso
dell'intero anno, si rilevano nelle regioni forti contrazioni nella raccolta
a fronte di un fabbisogno stabile, poiché la partenza per le vacanze
interrompe drasticamente i consueti flussi di raccolta. La donazione dei
donatori abituali non è sufficiente a scongiurare il pericolo della
carenza, creando seri problemi per i malati. Per questa ragione è
necessario il tuo aiuto con la tua donazione.
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[10] OGNI QUANTO TEMPO SI PUÓ
DONARE?
La frequenza annua delle donazioni è ugualmente prevista dal Decreto
ministeriale del 15 gennaio 1991 (articolo 11) e può essere di
quattro volte l'anno, con intervalli minimi di tre mesi fra una donazione
l'altra. Scende a due volte l'anno per la donna in età fertile.
Ogni anno 100.000 persone continuano a vivere grazie alla possibilità
di effettuare trasfusioni di sangue.
Diventare donatore significa anche compiere una buona azione verso sé
stessi: i controlli clinici ai quali i donatori vengono periodicamente
sottoposti e le analisi effettuate in occasione di ciascuna donazione
aumentano sensibilmente la probabilità di diagnosi precoce, in
caso di malattia. La donazione di sangue è un atto volontario e
gratuito.
La raccolta e la distribuzione del sangue sono di competenza dei centri
trasfusionali.
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[11] QUANTO TEMPO OCCORRE PER
REINTEGRARE IL SANGUE?
La quota liquida del sangue viene ricostituita nell'arco di poche ore,
grazie a meccanismi fisiologici di recupero che tendono a richiamare liquidi
nel letto vascolare. La quota corpuscolare (globuli rossi, bianchi e piastrine)
viene ricostituita in tempi variabili a seconda dell'elemento cellulare
considerato (massimo
alcune settimane per i globuli rossi).
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[12] ESISTE UN RISCHIO DI CONTRARRE
INFEZIONI DONANDO SANGUE?
Assolutamente no, perché il materiale impiegato per la donazione
è totalmente sterile e viene usato una sola volta.
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[13] QUAL È L'IMPIEGO
DEL SANGUE E DEI SUOI DERIVATI? Sangue intero: serve in rare condizioni
(emorragie massive).
Concentrato di globuli rossi: serve nelle anemie di varia natura (nelle
leucemie, postemorragia, d'accompagnamento a neoplasie, nella talassemia),
particolarmente quando la funzione dei globuli rossi di trasportare l'ossigeno
è gravemente compromessa per la riduzione del patrimonio emoglobinico
del malato.
Concentrato di piastrine: viene usato nelle gravi alterazioni quantitative
(notevole riduzione del numero) o qualitative di queste cellule, in presenza
d'emorragia.
Plasma ad uso clinico: serve nelle gravi alterazioni della coagulazione,
in presenza o con grave rischio d'emorragia non correggibile con l'uso
di fattori plasmatici ottenuti dalla lavorazione industriale del plasma.
Albumina: è utile per elevare la pressione nel caso d'edemi diffusi
o di grave diminuzione della pressione arteriosa. E' ottenuta dalla lavorazione
industriale del plasma.
Immunoglobuline non specifiche: anche questi prodotti derivano dalla lavorazione
industriale del plasma. Si utilizzano in alcuni disturbi immunitari.
Fattori specifici della coagulazione: ancora una serie di prodotti salvavita
che viene dalla coagulazione industriale del plasma. Sono indispensabili
per la cura delle emorragie che accompagnano la loro mancanza o assenza
congenita, come nelle emofilie.
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